L'INTIMITÀ NEL MALATO ONCOLOGICO

Aggiornamento: 22 nov

(estratto dalla mia tesi di laurea)


La diagnosi di tumore porta con sé una serie di cambiamenti non solo a livello fisico, ma anche a livello mentale ed emotivo. Secondo uno studio condotto dal Macmillan Cancer Support il 45% degli intervistati afferma che sono gli aspetti emotivi i più difficili da affrontare quando si ha il cancro. Il National Cancer Institute, la principale agenzia del governo americano che si occupa di ricerca e formazione riguardo la causa, la diagnosi e il trattamento del cancro, elenca una varietà di sentimenti che possono essere vissuti dai pazienti: senso di sopraffazione, rifiuto, rabbia, paura, preoccupazione, stress, ansia, tristezza, depressione, colpa e solitudine. Il sentirsi sopraffatto dagli eventi è uno dei sentimenti più comuni dopo la diagnosi; alla persona può sembrare che il cancro prenda il sopravvento, provocando angoscia e la sensazione di perdere il controllo sulla propria vita (Mental Health Foundation, 2018). Molto spesso si provano forti sentimenti di paura e preoccupazione legati sia al proprio percorso nella malattia, come paura di provare dolore o di morire, ma anche legati a questioni familiari o lavorative (Mental Health Foundation, 2018). Queste paure a volte si basano su racconti o informazioni sbagliate, il miglior modo per affrontare questi sentimenti di paura e preoccupazione è quello di essere ben informato. Quando si conosce il proprio stato di salute si sa cosa aspettarsi e si può diventare attivi in prima persona nelle proprie cure. I pazienti che sono a conoscenza di tutte le informazioni riguardo alla loro malattia seguono meglio i loro piani terapeutici e riescono a riprendersi meglio dal tumore (National Cancer Institute, 2015). Secondo dati provenienti da varie interviste, il cancro risulta essere una delle diagnosi più temute anche se esistono malattie che possono comportare sofferenze maggiori (Fondazione Umberto Veronesi, 2018; Censis, 2019). La rabbia è un altro sentimento prevalente dopo la diagnosi e può presentarsi anche in fasi successive della malattia. Sono molti i motivi che portano questo sentimento ad emergere nei pazienti, la rabbia si lega ai futuri cambiamenti nella vita, alle reazioni degli altri alla scoperta della malattia, alle difficoltà nel prendersi cura di sé e alla prospettiva dei futuri effetti collaterali (Fondazione Umberto Veronesi, 2018). Per il malato è normale chiedersi perché la malattia abbia colpito proprio lui. La rabbia può venire anche indirizzata ad amici e parenti che risultano sani o se si è religiosi verso un’entità superiore come Dio (National Cancer Institute, 2015). Il sentimento della colpa si presenta spesso in questa categoria di pazienti. La colpa può essere diretta verso se stessi per le scelte di vita fatte che possono aver causato la neoplasia, ma anche verso i propri cari per il disagio che possono provare in questa situazione; anche invidiare la buona salute altrui può far sentire in colpa il malato (National Cancer Institute, 2015). I malati di cancro si sentono spesso soli, un motivo è perché gli amici non riuscendo a gestire la situazione non vanno a trovarli. Un altro motivo è perché stando male si isolano dalle attività praticate in precedenza. Un'altra motivazione è perché sentono che nessuno riesce a comprendere la condizione che stanno vivendo (National Cancer Institute, 2015). Oltre a questi sentimenti, la diagnosi può portare lo sviluppo di quadri psicologici anche più complessi come stress, ansia e depressione (Institute of Medicine 2008).


La ricerca in questo campo dimostra che esiste una correlazione tra disturbi da stress e tumore, ma questa è legata principalmente al sesso del paziente, al tipo di neoplasia e all’esperienza che esso vive durante la malattia (Kaster et al.2019). Età, genere e tipo di tumore risultano correlati anche nell'insorgenza di stati di ansia e depressione. L’ansia è una normale risposta, sia psicologica che emotiva, alla percezione di un pericolo che nasce per allertare l’organismo e prepararlo a reagire, si parla di disturbo di ansia quando questa reazione diventa invalidante e non permette il normale svolgimento delle attività quotidiane (Comer, 2013). La depressione invece è uno stato di tristezza umorale caratterizzato da toni rinunciatari, bassa autostima scarsa energia e dove ogni cosa sembra impossibile da realizzare (Comer, 2017). Un grosso studio della durata di cinque anni, condotto su 10.153 pazienti di entrambi i generi di varia età e affetti da vari tipi di tumore, riporta che il 19,0% degli intervistati presenta livelli clinici di ansia e il 12,9% livelli clinici di depressione. Questo studio sottolinea che sono certi tipi di cancro, come il carcinoma polmonare, quello ginecologico o ematologico a comportare maggiore sofferenza al momento della diagnosi. Conferma anche la previsione che sono le donne a provare livelli più elevati di ansia e depressione rispetto agli uomini, in alcuni casi anche del doppio o del triplo. Risulta poi che i pazienti più giovani dei 50 anni sperimentano livelli più alti di ansia rispetto a pazienti più vecchi (Linden et al. 2012).


Le reazioni emotive e psicologiche risultano essere così comuni nei pazienti, che si è arrivati a parlare di una vera e propria sindrome legata ai loro vissuti, alle loro dinamiche e ai loro sintomi psicologici (Guarino, 1992). Su un articolo della rivista Psicologia Oncologica la Dottoressa Guarino motiva così questo suo pensiero: “Il vissuto delle persone affette da cancro, anche se con differenti livelli di consapevolezza, implica tipiche reazioni emotive legate soprattutto alla minaccia al senso di integrità psicofisica, alla perdita dei ruoli sociali ed alla angoscia di morte, con alcuni aspetti comuni a tutte le malattie gravi ed altri tipici della malattia oncologica, fino a configurare, nella specificità di insieme, una vera e propria «sindrome psiconeoplastica»”(Guarino, 1992 pag.33).


Il quadro legato alle reazioni emotive non si sviluppa in egual modo in tutte le persone a cui viene diagnosticato il cancro, esse sono principalmente legate alla caratteristica specifica del tumore, alla personalità del malato e dal sostegno famigliare e sociale che esso può ricevere (Guarino, 1992). Un buon supporto emozionale al momento della diagnosi e durante tutto il percorso risulta essere il miglior modo per garantire la salute psicologica del paziente, il malato non dovrebbe mai essere lasciato da solo in questa fase delicata della sua vita (Mental Health Foundation, 2018).

 

Al sopraggiungere della diagnosi di cancro, il sesso e la sessualità passano in secondo piano perché il paziente ha come priorità la propria sopravvivenza. Superata la fase di shock iniziale e avviata una fase terapeutica, questo desiderio di intimità potrebbe tornare. Risulta fondamentale recuperare una soddisfacente vita sessuale anche per ridare al malato un senso di ritorno alla normalità (Cancer Council, 2019).La ripresa però è complicata, i cambiamenti avvenuti nell'organismo ostacolano a livello fisico, emotivo e relazionale il percorso. Ricorrere alla chirurgia, alla radioterapia e alla chemioterapia come terapie oncologiche causa mutamenti nell'aspetto fisico e nella funzione ormonale le quali possono modificare le fasi della sessualità, ma anche far credere al paziente di essere meno desiderabile portando conseguenze nella relazione con il partner. Quando la malattia intacca direttamente gli organi legati al funzionamento sessuale come testicoli, prostata, utero e ovaie, le cose diventano più complicate perché la rimozione di queste parti o un’intensiva azione terapeutica danneggiano direttamente le fasi del ciclo della risposta sessuale (Pugliese, 2015).

A complicare la situazione si uniscono i vissuti emotivi e sentimentali elencati precedentemente, essi allontanano dall'idea di ritornare a fare l’amore e possono separare sempre di più i partner; bisogna sottolineare che tutte queste reazioni variano da individuo a individuo, come la voglia di rimettersi in gioco nell'intimità. Purtroppo secondo una relazione compiuta dall’ associazione no-profit Live Strong leader nell'area sulla sopravvivenza al cancro negli Stati Uniti, il 71% dei pazienti sopravvissuti al tumore, dichiara di non aver ricevuto cure per le disfunzioni sessuali (LiveStrong, 2010). Molti pazienti non sono messi al corrente degli impatti che la malattia e i trattamenti possono provocare nella loro sfera sessuale e meno del 20% dei sopravvissuti cerca aiuto per risolvere questi problemi (Boice, 2018).


Per comprendere la portata di queste variazioni Ussher e colleghi avviano una ricerca riguardante le cause e le conseguenze dei cambiamenti sessuali dopo il cancro in uomini e donne. Questa ricerca prende in considerazione tutti i tipi di tumori, sia quelli che colpiscono organi riproduttivi che quelli che colpiscono altri organi. I risultati mostrano che la maggior parte dei partecipanti sperimenta significative riduzioni nella soddisfazione, nella frequenza e nelle attività sessuali in tutti i gruppi. Queste variazioni si verificano non solo nella attività sessuale vera e propria (coito), ma anche in altre pratiche non coitali ma strettamente legate all'intimità e alla sessualità.


Le cause sono conseguenze fisiche dirette e specifiche del sesso (secchezza vaginale e disfunzione erettile), conseguenze dei trattamenti, preoccupazioni sull’immagine corporea, fattori psicologici e fattori relazionali. Questi ultimi comprendono la delusione per la perdita di intimità, la frustrazione, la rabbia, la tristezza e la sensazione di sentirsi inadeguati all’interno della coppia. I ricercatori concludono sottolineando l’importanza di informare i pazienti, da parte del personale sanitario, sulle conseguenze e sui cambiamenti nell’attività sessuale. Lo scopo è quello di riuscire a mantenere un benessere sessuale, reinventando pratiche e metodi per stare insieme (Ussher et al., 2015). Con l’intento di creare maggior informazione ed educazione sull’argomento, alcune associazioni di malati oncologici (Associazioni Italiana Malati di Cancro – AIMaC, Cancer Council, American Cancer Society) pubblicano sulle loro piattaforme le domande più comuni che i pazienti rivolgono loro riguardo al sesso. Le persone chiedono se il tumore può essere trasmesso durante i rapporti e se il sesso può provocare o aggravare il cancro. La risposta a queste domande è no, anzi il sesso può migliorare il modo di vivere i trattamenti e la malattia. Una delle altre domande riguarda la tempistica per ricominciare ad avere rapporti, ma a questa non esiste una risposta precisa perché varia da persona a persona e dal grado di recupero del malato. Le persone chiedono spesso se potranno provare ancora piacere e se il loro rapporto di coppia cambierà.


Come anticipato, è possibile riprovare ancora piacere, soprattutto reinventando il sesso e il modo di vivere l’intimità con il proprio partner. È importante sottolineare che tutti questi sentimenti possono essere vissuti anche dal partner di un malato oncologico il quale può sentirsi in colpa al presentarsi di desideri sessuali verso l’altro in una situazione così delicata. La comunicazione risulta quindi fondamentale per mantenere e ricercare il benessere sessuale, confidandosi le preoccupazioni e i timori reciproci che possono subentrare durante tutto il percorso (Pugliese, 2015; Cancer Council, 2019).


Ti interessa una Consulenza per il tuo Benessere e per la tua Salute? Stai cercando uno Psicologo o un Sessuologo? Senti che è arrivato il momento giusto per prenderti cura di te?



Contattami, ricevo a Desenzano del Garda, Peschiera del Garda, Castiglione delle Stiviere e OnLine.


+393207521466



35 visualizzazioni

Post recenti

Mostra tutti