Tickling, il piacere del solletico - Brescia Love & Sex Giugno 2021

Tickling è un termine inglese che significa fare il solletico. Vi starete chiedendo cosa centri fare il solletico con questa rubrica, ma quando si parla di ticking ci si riferisce ad una specifica pratica legata ad una forma di eccitazione sessuale che si verifica quando si viene solleticati o si vede qualcuno che viene solleticato. Esiste anche un termine specifico per indicare questo piacere, knismolagnia. Il solletico è sicuramente una pratica che tutte le coppie hanno sperimentato nella loro storia, aiuta ad entrare in intimità e, soprattutto agli inizi del rapporto, è un modo per romper il ghiaccio, iniziare a toccare e conoscere il partner in un clima giocoso. In questi casi farsi il solletico diventa una specie di preliminare divertente che può portare poi al rapporto sessuale completo. Attraverso la risata è possibile sbloccare alcuni freni inibitori e sciogliere alcune resistenze in modo da rendere il rapporto più intenso e libero. Solleticarsi a vicenda porta con se anche una dinamica di ruoli dove chi solletica assume un ruolo dominante e chi subisce assume un ruolo più passivo. Ci sono vari livelli e vari modi in cui si può praticare usando semplicemente le mani e le dita o utilizzando vari strumenti, come una piuma, per stimolare maggiormente le varie zone del corpo.

Si parla di ticking vero e proprio (appartenente al mondo BDSM) quando il partner viene legato per fargli subire questa "tortura". Le persone amanti di questa pratica arrivano a sperimentare un’ eccitazione e una soddisfazione talmente intensa da arrivare all’orgasmo e non sentire la necessità successiva di un rapporto sessuale. In questo caso si accentua la dinamica dei ruoli e l’eccitazione provata è molto forte sia per chi riceve (ticklee) sia per chi gestisce il gioco (tickler).

In generale solletico porta con sé sensazioni molto intense legate al divertimento, al piacere ma anche al fastidio. Troppo solletico diventa fastidioso, insopportabile e addirittura dannoso. Come in tutte le cose bisogna trovare la giusta combinazione sperimentando insieme al partner le varie situazioni sempre in modo Sano, Sicuro, Consensuale.


Essendo una pratica poco conosciuta e poco studiata, ho chiesto ad un appassionato dell’argomento e gestore della pagina Instagram Solleticofilia_Italiana di rispondere ad alcune domande per farci conoscere la sua storia e comprendere meglio questo affascinante mondo.


Quando ti sei accorto di avere questa preferenza e da quanto tempo la pratichi?

“Mi sono accorto di avere questo fetish già da quando ero bambino. Sentivo già da allora che per me il solletico aveva un valore diverso dal semplice "gioco". Quando passavano in tv scene di solletico ne rimanevo affascinato. Poi con il tempo, ed anche grazie a internet, sono venuto a conoscenza del mondo del tickling. La mia passione aveva finalmente un nome e sapere che dietro al semplice solletico c'era un vero e proprio universo nascosto è stata una vera rivelazione per me. Lo pratico seriamente da tanto ormai”.


Come hai vissuto questa scoperta e come la vivi ora?

“Venire a conoscenza del mio fetish però non è stato facile. Per un lungo periodo ho pensato di avere una specie di "malattia", ho pensato di non essere normale e mi sono vergognato di questa cosa. Mi sono sentito "diverso" per gran parte della mia vita e questo modo di vivere la mia passione mi ha condizionato non poco. Oggi ho capito che in realtà non è né una malattia ne un qualcosa di cui vergognarsi. È solo un modo di vivere il sesso diverso da quello "convenzionale". Una volta presa questa consapevolezza ho iniziato a vivere molto meglio ed a godermi di più ciò che questa pratica può dare”.


In conclusione cosa diresti a chi si avvicina ora a questa pratica o che scopre di avere questo tipo di preferenza?

“Per chi si approccia a questa pratica per la prima volta non ho un consiglio preciso da dare. Penso che ognuno di noi vive la vita in maniera diversa e che non ci sia un modo giusto e uno sbagliato di affrontare la cosa. Posso solo consigliare di non viverla come un'anomalia. Piuttosto come una cosa che fa parte di se e ci rende unici , che ci distingue dagli altri! La diversità non è un male. Non lo è mai in nessun ambito!”.


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